92.Elmar Salmann

     Pregare e pensare: due gesti elementari dello spirito

    Immagine: M.V. disegno con il mouse, 2017

     pagine 32

     agosto 2017



Elmar Salmann, nato nel 1948 a Hagen (Vestfalia), ha compiuto gli studi di filosofia, lettere e teologia a Paderborn, Vienna e Münster. Dal 1973 monaco benedettino dell’Abbazia di Gerleve, per oltre trent’anni ha insegnato teologia e filosofia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo e all’Università Gregoriana di Roma. È una delle voci più originali del pensiero teologico contemporaneo.


© Pregare e pensare: due gesti elementari dello spirito di Elmar Salmann, tratto dal volume: Passi e passaggi nel cristianesimo, Piccola mistagogia verso il mondo della fede, (pp.328-337); a cura di Armando Matteo, con una postfazione di Pierangelo Sequeri, Cittadella Editrice, Assisi, 2009.
Cittadella Editrice-Assisi
www.cittadellaeditrice.com


 Pregare e pensare: due gesti elementari dello spirito è il capitolo conclusivo del volume Passi e passaggi nel cristianesimo, piccola mistagogia verso il mondo della fede, (pp.328-337), e qui è presentato come modo possibile del fare poesia.
  Nel paesaggio spesso desolato e assai noioso della poesia contemporanea, abbiamo pensato di offrire un’isola di freschezza, oltrepassando a tutti gli effetti gli schemi, e di proporre in un volumetto la poesia non poeticante di Elmar Salmann.
  Il modo è quello del filosofo, ma la forma è effervescente e viva; il pensiero, molto preciso, è ricco di immagini e di associazioni mentali lussurreggianti grazie all’utilizzo musicale e ardito della lingua.
  Presentare questo libretto come “poesia” é certamente inusuale e assai coraggioso, ma a noi è parso utile inserire nelle nostre piccole pubblicazioni questo straordinario testo, un esempio tra i molti altri rintracciabili negli scritti dell’autore, e di proporlo come poesia pensante per i nostri giorni.

l’editore



Interruzione. La preghiera interrompe i cerchi e cortocircuiti del quotidiano, si ritira dal flusso delle azioni e impressioni e lo guarda da fuori, da una distanza che gli ridà le sue proporzioni giuste. Sotto l’impulso della preghiera, le cose grandi risultano meno notevoli e le realtà piccole rivestono un significato inatteso; il suo metabolismo opera un’inversione dei valori che la avvicina al sorriso di un umorismo rilassato, a  volte anche a una vera rivoluzione di tutto ciò che sembra ovvio e risaputo.



Raccoglimento. Nella preghiera si raccoglie il materiale disperso della vita, la varietà delle intuizioni ed emozioni, dei pregiudizi e propositi, dei patemi e delle paturnie; tutto il turbine delle passioni e distrazioni che inquieta l’animo umano si focalizza in un unico centro di attenzione, viene colto nella sua semplicità e presenza, presentandoti davanti a un’istanza che garantisce e relativizza il valore di ogni essente contingente.



Monologo. A questo punto ci troviamo a un bivio. Una delle strade possibili ci porta all’intimo della nostra coscienza, ove siamo presenti a noi stessi. La preghiera è un monologo abissale e dilatato nel quale percorriamo i paesaggi del nostro intimo, il regno delle immagini che ci abitano; ci confrontiamo con noi stessi, cerchiamo di cogliere il significato della nostra indole ed esistenza. Man mano diventiamo identici a noi stessi, riusciamo a inabitarci o, perlomeno, a coabitare con noi stessi; ognuno comincia a comprendersi infine come una parola, un messaggio che gli è stato rivolto, come compito impostogli, dono concessogli, possibilità offertagli. Nella preghiera l’uomo impara a decifrare il palinsesto che è, a captarne il messaggio, a scoprirsi come “investito” da un senso che pure deve ancora realizzare.


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