61 Davide Rondoni

     Inno sbandato a Gesù, Quaderno Sud

      Immagini: Davide Rondoni

      pagine 54

      novembre 2012


Davide Rondoni, Forlì 1964, ha pubblicato alcuni volumi di poesia, tra i quali Apocalisse amore, Mondadori 2008, Avrebbe amato chiunque, Guanda, 2003 Non sei morto amore,  I Quaderni del Battello Ebbro 2003, Compianto, vita, Marietti 2001 e Il bar del tempo, Guanda 1999, con i quali ha vinto alcuni dei maggiori premi di poesia.
E' tradotto in vari paesi  in volume e rivista.
Collabora a programmi di poesia in tv (Rai e tv2000) e ad alcuni quotidiani come editorialista.
Ha fondato e dirige Il centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna e la rivista clanDestino.
Suoi recenti volumi di saggi sono Nell’arte vivendo, Marietti 2012, Contro la letteratura, Saggiatore 2011, Il fuoco della poesia, Rizzoli 2008, Non una vita soltanto, Marietti 2001.
Dirige le collane di poesia per Marietti e di ebook poesia per Subway edizioni.
E' autore di teatro e di traduzioni da Baudelaire, Rimbaud, Péguy e altri. Ha partecipato a festival internazionali di poesia in molti paesi.
In prosa ha pubblicato I santi scemi, Guaraldi 2003 e Hermann, Rizzoli 2010.
Tiene corsi di poesia presso alcune Università.





da Inno sbandato a Gesù



AVVISO


Parla bene di Dio dice Bruna con occhi da dove
madre di mia madre, queste
piogge sul tuo viso nel mio cuore
cosa sono, perché scendono ?
è questo il tempo ? come
stai là dove sei

sorride: parla bene di Dio, fallo con la simpatia
dei romagnoli, e sì, lo so anch’io, il loro
duro magone. Ma non dirne male, vedi è lui che ha
tenuto Marta nelle mani, la mia figlia
persa a vent’anni, io non avevo più
domani, lui la teneva qui, accanto
quando l’ho rivista sai come ho riso, sai come ho
pianto…

Perdona donna di pioggia farò del mio meglio
sai c’è da perdere la ragione o trovarla –
sospriri da partorire dentro
arrendersi all’amore, spaccare le parole, c’è
da pregare mordendo la luce, chiedere
pietà, fidarsi di chi ti chiede come va, dire                                            ti amo come se morisse mai, da tremare
chiedendo distrattamente ai figli “stasera dove vai”

c’è da baciare le bocche senza rubare il respiro
da guardare ogni giorno il volto dei santi

farò del mio meglio e se ti arriva per
caso un dio che gela, che bela, una strana poesia
di un dio ritardato
sappi che il tuo piccolo poeta non sapeva
più come fare, se non morire
d’amore in quelle parole - niente, un fiato

mi affido a te, come quando mi lasciavi
il mandarino sbucciato prima di dormire
nella casa davanti alla stazione
e adesso vedo quel gesto era Dio, la sua icona
- portaglielo tu,
se vuoi, ora che m’abbandona
quest’inno sbandato a Gesù




NATALE, O COSA


E’ lui –urlava-

non ha più
protezione,

-non riusciva a formare del tutto
le parole, il dorso
della mano premuto sullo spavento
della bocca, o come
per un troppo sorso
                                    - è lui, vi dico,

quel bambino
solo
sul margine della strada nebbiosa
contro i fari

lui dio perduto
un lampo – no solo
graffiato
sulla lastra della notte grandiosa, così rari
gli astri
lungo la strada del mare
vicino anche lui all’essere non
essere quasi niente

senti come gela,
è perduto, un bambino
sfiorato da lente carezze d’auto
si fermano
sul ciglio
o bave che cercano estreme
colpevoli tenerezze

***

lo chiamano: dove vai pòra stèla,
stellina ?
hanno voce e rovina
Nemmeno più luccica, non chiede ma
solo
bela

ormai flebilmente
un niente
tra le scritte Samsung
Pizza Hut,
altissime, o Plaza
Hotel, o mio puro, nudo
mio bel
dio conciato con due straccetti
rubati forse alla stazione
nei sacchetti
da una troia,

ti guardano occhi pieni
di violenta noia -


***


come una cosa

impronta dolce dei denti
di bambino, segno
minimo bordo
lievissima
chiostra a cui tenere
la nostra disperazione odiosa

confuso nel marcio rosa
di luminarie
mercanteggiamenti –

bestemmiato nella profumata, fangosa
voce, nella algosa
mente di nuovi preti
e lentissimi predoni

e partorito via
via da noi
madri e figlie che siamo di lui e invece
l’abbiamo lasciatosul ciglio
tra i fanali, è solo
un piccolino, dove vai a quest’ora
mentre restiamo
indietro nei nostri baci nel nostro
brusio,
           no, non
senta, spostagli
i capelli dagli occhi
non vedi che è un bimbo, non vedi
che è dio ?


........


da Quaderno Sud


Basta sud
basta tuoi muri nel sole, le donne
sfatte, le motociclette
rotte, gli occhiali a specchio, basta
sud
le statue sgretolate nel mare
la tua mano sul petto
che ferma il respiro

basta il giro dei vicoli in se stessi,
gli uomini immobili in auto,
tutti fessi tutti geni,

basta i tuoi capelli sugli occhi
i giubbotti sui fianchi smilzi
e gli occhi da cani
le donne il cui passo ferma
il sangue il domani

il sole esploso, liquido nel cielo bianco
il nulla polveroso
sulle mani, basta sud

dammi una strada fresca, uno stipite
dove posare la fronte

e poi ancora tu, sud
maceria e fonte, miracolo dei disastri

qui dove al cuore non tornano mai
i conti,
dove spariscono e brillano disperati e felici
gli uomini,
i canti,
            gli astri


I


La maledizione secca
di Catanzaro, Bovalino

i magazzini sfatti

i dialetti come animali
in bocca a ragazzi tatuati

il ponteggio sotto il sole
da anni
e santi abbandonati, stupefatti

il controllore educato e feroce
il suo viso che trascorre contro
le lamiere sollevate dei tetti

pensa alla sera la donna
grassa alla ringhiera
le bottiglie di plastica tra i piedi

e punti lontano nelle valli                                                                 che sfumano tra uliveti
ossessivi,  graniti,
lentissimi clivi,
fiori di fico d’india
toccano il finestrino,

l’erba polverosa

sì, là, forse, un paese –
e lo sguardo diviene
disabitato

ma se ti volti dall’altra parte del vagone
sale il magnetico urlo blu
di tutto il mare


II


La lentezza mortale
del treno
dove l’Italia finisce
finalmente nel mare
dopo che era finita
nel cuore,

inferno
girato al rallentatore

l’uomo si riflette sul vetro
invecchiando di colpo

a suo padre e al padre
di suo padre ora somiglia

scende a fumare
sul binario

altri sono arrivati a destinazione

e nel sole tigre arrivano le famiglie


III


Ce ne potremo andare via
dai morti ?

dire: amore sei il tuo mattino,

andare verso il canneto nel sole

con le camice aperte
gridando allegri: voltati
alla ragazza che ci cammina sempre davanti

e ha il viso sempre rivolto verso il mare

.......