Maria Rosaria La Manna (Caserta 1957-1999)
Psicologa, psicoterapeuta ha coltivato attività artistiche con la poesia, la musica jazz e il teatro popolare. Impegnata sin dagli inizi nel movimento femminista. Ha pubblicato nel 1989, Piccolo inciampo (Ed. Del Delfino, Napoli), per alla chiara fonte, sempre a cura di Beatrice Norelli, nel 2007 Il mio corpo spiaggia rimane e, nel 2017 l’antologia Lascerò i miei segni sulla carta, versi li chiamano.


VOGLIO



MI OFFENDE

Mi offende, offende, offende
quel ricordo
mi offende quell’insinuazione
Ancora, ancora, ancora
attendo ancora
attendo un tuo discorso
spiegazione
parole sciolte, stese
dipanate
parole e atteggiamenti
gesti.
Il tempo, tempo, tempo
fai passare troppo tempo
te lo dissi
E adesso
il tempo è già finito
è già finito
il tempo è già finito
tutto mi è finito
il cuore, il sentimento
l’attenzione
Più vuota mi ritrovo
trovo vuota
sconquassata
vuota allucinata.
Mi devo, devo, devo
devo farmi riparare                                                                                      mi, mi, mi devo
devo, devo, devo
amare, amare
rare, rare, rare
rare volte
anzi mai
mi son così
lasciata andare
dare, dare, dare
dare.



IN QUELLA ATTESA

In quella attesa senza pretese

io ero l’indice mano destra
che solcava la polvere della scrivania

e tu la guancia irrigidita
dall’ossessiva contrazione muscolare

Fino a ridurci ad essere
niente meno che due impulsi elettrici
viaggianti nel cavo del citofono

E così ci incontrammo
a metà strada
nell’intimità dell’impianto
di comunicazione.



VOGLIO IMMERGERCI GLI OCCHI

Voglio immergerci gli occhi
in questo sfacelo
smembrarsi ultimo
di progetti deragliati
alla partenza
Voglio sentire come
ogni pezzo
mi esce dalla carne
disarticolandomi
Voglio essere maciullata
da questi pezzi di granito
che si staccano dai tuoi
libri, dai tuoi dischi
i tuoi quadri, le tue
diapositive

E le piante rinsecchite
che non ho mai saputo
curare per te
devo buttarle?


SONO STANCA DELLE PAROLE

Sono stanca delle parole
parole vomitate con fretta
ignoranza e approssimazione
da tutte queste bocche spalancate
Mi viene tanta rabbia delle volte
che gliele ributterei
giù in fondo nella gola
fino a tappargliela
con le loro stesse deiezioni.
Ma chi ti fa pensare
amico caro
che tutti abbiano diritto alla parola?
Che nei tuoi emisferi cerebrali
esista il centro del liguaggio
o nella tua carriera
lo studio della lingua
non ti autorizza certo
a fare discorsi su di me
di una tanto presuntuosa sicurezza
Più che parole mandi fuori
accettate e colpi di piccone
muri di granito, fosse popolate
da piraña e coccodrilli.
Bei busti ortopedici
per la tua maleodorante
mentale obsolescenza


E PERCHÉ TU MI POSSA

E perché tu mi possa
insegnare qualcosa
potrei sforzarmi
di essere davvero più stupida e incapace
magari con una botta in testa
o una lobotomia
diventare più docile e remissiva
O forse per farmi aiutare da te
converrebbe tagliarmi una gamba
o la mano destra
Meglio cavarmi gli occhi
perché tu mi possa guidare
Ma se preferisci mi
strapperò la lingua
così potrai parlare
finalmente per me.


VOGLIO

Voglio
bianca farmi
come la luce
e cheta sprigionarmi
latticinante nube
dal centro verso il mondo
tutto placando
definitivamente



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