106 Fabio Pusterla

        Figurine d'antenati

        con introduzione di Giampaolo Cereghetti

        in occasione del 40° di fondazione

        dell'Associazione Ticinese Terza Età

        collana Quadra

        pagine 24

        Immagine di copertina:

        Mauro Valsangiacomo: Esercizio n.a.3.20, olio su tavola

        maggio 2020



Fabio Pusterla (1957) insegna presso il Liceo Cantonale di Lugano 1 e l’Università della Svizzera Italiana. Vive prevalentemente in Valsolda, a cavallo tra Svizzera e Italia, e dirige al collana Le ali dell’editore Marcos y Marcos.
Attivo anche come studioso, saggista e traduttore, in particolare di Philippe Jaccottet (della cui opera completa raccolta nella Bibliothèque de la Pléiade ha firmato la prefazione, con il titolo Le parti de la clarté), è soprattutto autore di numerose raccolte poetiche.
Tra i suoi libri si ricordano: Concessione all’inverno (Casagrande, 1985), Bocktsten (Marcos y Marcos 1989), Le cose senza storia (ivi, 1994), Pietra sangue (ivi, 1999), Folla sommersa (ivi, 2004), Il nervo di Arnold (ivi, 2007), Una goccia di splendore (Casagrande, 2008), Quando Chiasso era in Irlanda, e altre avventure tra libri e realtà (ivi, 2012),  Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010), Argéman (ivi, 2014) e i recenti Cenere, o terra (ivi, 2018) e Luoghi,maestri e compagni di via (Casagrande, 2018). Parte della sua opera è raccolta nel volume antologico Le terre emerse (Einaudi, 2009). Sul suo lavoro il regista Francesco Ferri ha realizzato il film documentario Libellula gentile. Il lavoro del poeta, ora inserito nell’omonimo volumetto curato da Cristiano Poletti per Marcos y Marcos (2019).



1.


Signora degli orizzonti e delle frane,

tu guardavi qualcosa di distante,
acque lustrali. Con te portavi un vento
di crollo e di cascata,
il colore della pietra e del torrente
e un fremito di praterie
sconfinate, stellari, inaccessibili.

Eri scoscendimento, parete.





2.


Chiamavi gli animali
di terra e d’aria.

Al tuo richiamo
uscivano dalle tane i caprioli nervosi
i cigni risalivano gli argini,
restando immobili nei prati
increduli e storditi.
E sopra sbarre o muri
i passeri sostavano in attesa.

Eri una luce velata
che forse loro vedevano meglio
una voce di boscaglia e di fuga.
Una radura accogliente, una promessa.

Ora che non sei niente
rimani la stessa.