114. Lena Camponovo Macerie e altri fronzoli

     Prefazione di Fabio Pusterla


Lena Camponovo
è cresciuta in Vallemaggia, da una decina d'anni vive in Svizzera         romanda dove lavora attualmente come antropologa e sociologa tra   ricerca e insegnamento, con un'attenzione particolare alle possibilità di portare le scienze sociali fuori dal mondo academico e al servizio della gente.



Si arranca contro corrente giorno dopo giorno
Poi cede l’appoggio e ancora


Dice lei passeggiare sulla cresta dei sogni
Io rasento cunicoli cercando di nascondermi
Nei meandri più nebbiosi


Che bello sarebbe andare alla deriva
Come una barchetta senza remi
Senza anima umana, soltanto ospite
Di una forma passeggera


Dolore non bussare alla mia porta
Non c’è più spazio per te, sono al completo
Satura di pesi, fardelli ingombranti
Ancora un colpo e grida, grida di uccelli
Disperati, stridore a fiotti


Esce lava da otre che tracima, troppo
Per le capacità di assorbimento
Del mio tampone consumato
Non più risorse per trattare le ferite
Ne approfitta una cancrena divorante


Vorrei fare lo struzzo, testa nella sabbia
Come a spegnere un mozzicone di sigaretta


*


Essere come un girasole


Essere come un girasole
Voltarsi verso ciò che scalda, nutre, culla


Quando l’ansia bussa alla porta
Io tendo a farla entrare


Come se fosse mio dovere accoglierla
Ci vorrebbe un filtro


Per la mia sensibilità storpia
Guardiani a sorvegliare i transiti


Salute! Alla mia perdizione
Che infervori fino a crepare


*


Neve, orme


Orme, tracce
Chissà se la neve le ricorda
Come io ricordo quelle
Dei miei traumi
Chissà se io dimentico
Come la neve
Per sovrapposizione di eventi
O per affievolirsi, attenuarsi
Sino a completo scioglimento
Liberazione
Lavaggio


Trauma è quel che di negativo
Resta a plasmarci
Il passato incubo intessuto nel presente


Fosse bianco, e soffice
E si potesse slittarci sopra


*




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