Luca Crapanzano

Nota di lettura a Lumie di Sicilia di Luigi Pirandello

con tre disegni di Giovanni Raimondi


Luca Crapanzano (Piazza Armerina, 25 agosto 1982), ha conseguito il dottorato di ricerca presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma. Presbitero diocesano e Rettore del  Seminario, insegna teologia morale e antropologia teologica presso gli Istituti Superiori di Scienze Religiose di Piazza Armerina e Palermo e collabora con il Corso per Formatori dell’Università   Salesiana di Roma. Scrive su diverse    riviste scientifiche e ha in attivo diverse pubblicazioni di carattere storico, teologico e letterario.

Giovanni Raimondi (Ragusa, 14 Aprile 1981) risiede a Comiso, dove vive, ed inizia, sin da bambino, a muovere i suoi primi passi nel grande mondo dell’arte. Nel  2000 si diploma presso l’Istituto S. d’Arte “S. Fiume” di Comiso e subito dopo frequenta l’accademia di Belle Arti “Fidia” di Vibo Valentia.  Dopo la laurea del 2004,    completa il suo percorso di studi, conseguendo,  nel 2006 e nel 2017 ulteriori specializzazioni in pittura e scultura. Ha avuto diversi riconoscimenti artistici nazionali e internazionali ed ha in attivo diverse produzioni artistiche.


Nel Novecento l’emigrazione siciliana è stata raccontata in numerose testimonianze letterarie. Essa aveva già avuto riscontro nella letteratura di viaggio e trovato spazio nella canzone folklorica: si pensi ai versi di Trincale, nonché a Lu trenu de lu suli, la ballata di Ignazio Buttitta - poeta tradotto da Salvatore Quasimodo e in moltissime lingue, le cui opere sono fra le pagine più alte della letteratura dialettale nazionale - in memoria di Salvatore Scordo sepolto dalle macerie di Marcinelle e cantata anche da Otello Profazio. La Sicilia è stata l’ultima regione italiana a partecipare al grande esodo migratorio di fine Ottocento ed è attualmente la regione con più emigrati all’estero. Prima dell’ultimo quarto dell’Ottocento i movimenti di siciliani verso l’estero erano ridottissimi e non facevano presagire il boom successivo. Soprattutto nel primo decennio dell’Ottocento la fuoriuscita di manodopera diventa massiccia e, pur registrando regolarmente almeno un terzo di rientri, trasforma l’isola in un luogo di fuga. Luigi Capuana nel suo romanzo d’emigrazione dice che i siciliani all’estero sono così tanti che persino New York diventa alla domenica una propaggine del paese di partenza.
Continua in Sicilia lo svuotamento silenzioso di molto paesini, specialmente del centro dell’Isola, ridotti a vivere in uno stato larvale e in bilico tra rianimazione e morte. Molti i fantasmi residenti in terra sicula che “escono” per trovare un futuro e un avvenire stabile o “escono” forse per quella ribellione silente alla propria madre che quasi come la Medea di Euripide, protegge e uccide la propria prole. Si esce anche per dimostrare a se stessi e alla propria madre che si è autonomi e si può vivere lontani da casa, in un gioco vertiginoso fatto di nostalgia e novità....