95. Giancarlo Stoccoro

      Forme d'ombra

     immagine: alla chiara fonte

      pagine 32

     aprile 2018



Giancarlo Stoccoro nato a Milano nel 1963, è psichiatra e psicoterapeuta. Studioso di Groddeck, ne ha curato l’edizione italiana della biografia: Georg Groddeck Una vita, di W. Martynkewicz (Il Saggiatore, 2005).
Suo è il primo saggio che esplora il cinema associato al Social Dreaming: Occhi del sogno (Fioriti, 2012).
Del 2014 sono le sillogi Il negozio degli affetti(Gattomerlino / Superstripes) e Note di sguardo (Morellini), tra le opere vincitrici del concorso internazionale Lago Gerundo. Del 2015 è Benché non si sappia entrambi che vivere (alla chiara fonte editore), del 2016 Parole a mio nome (Il Convivio editore, Premio Pietro Carrera, poi finalista del Premio Gozzano 2016 e del Premio Letterario Internazionale Indipendente 2017) e il saggio Pierino Porcospino e l’analista selvaggio, con inediti di Groddeck e di I. Bachmann e il contributo di autori vari (ADV Publishing House, Lugano).
Del 2017 sono la raccolta Consulente del buio (L’Erudita), finalista al Premio Europa in Versi 2017 e il saggio Alla corte dell'Es Poeti e prosatori, (AnimaMundi) con il contributo di D. Bisutti, F. Buffoni, M. De Angelis, A. Defilippi, M. G. Calandrone, L. Liberale, F. Loi, F. Mancinelli, U. Piersanti, F. Pusterla, G. Rosadini, F. Serragnoli, M. Silvera, G. Tesio. Cura i blog:
www.ladimoradellosguardo.it
www.ciaksisogna.it





La parola, a volte, sembra occupare luoghi arbitrari e, riempiendo gli spazi, dilata i cedevoli confini fino a reinventare le forme. Più spesso raggiunge precisa idee astratte e le contiene in uno stampo perfetto, ben riconoscibile. Appartiene al lato occidentale della terra e la difende con cinta alte e steccati. Solo nel primo caso abita a oriente ma non sta mai ferma. Soprattutto di notte si fa accogliere da tutti.





Smarrire il mondo
non è come restare orfani
avere un contatto fugace
con l’assenza
per un passaggio sbagliato di palla

scrostare il muro di stanze bambine
con lacrime di anni urgenti
e lasciare migliaia di albe
sole
nei parchi

Ti vedo camminare a passi incerti
forse è ora di giocare sul prato
forse hai bisogno di appoggiarti
alla mia spalla per tornare a casa
In fondo al viale
qualcuno chiede la strada agli alberi


*


Un verso scopre l’ombra
prende la strada del bosco
un altro scava nelle radici
e zampilla sangue

Mi faccio adottare dagli alberi
anche i più acerbi fanno latte



*


Snidare l’alba al cancello
attendere il sopralluogo del cielo
prima di visitare sguardi
accompagnarsi a una frase
che ancora srotola sogni


*


Inutile appaltare i margini
fabbricare argani
per consentire alle ombre
di emergere dal fondo

Un’alba incessante
copre di bianco
anche l’abisso


*


Pochi luoghi mi accompagnano a casa
quasi sempre si fermano in periferia
scivolano sul pavimento dell'anima
giocano con le parole e finiscono
con l'annodarsi alle sillabe più miti

Attendo che un silenzio si avvicini
e porti via i tanti piccoli me
lasciando un corpo solo
addormentato sulla panchina