86  Leonardo Tonini

      Sinué

      febbraio 2017

      pag. 32

      immagine: alla chiara fonte


(Castiglione delle Stiviere, 1974) poeta e editore, ha scritto di Ungaretti, Deleuze, Pinter, Spinoza, Sloterdijk e altri. Ha pubblicato raccolte di racconti e poesie. Ha una passione per la Storia moderna e collabora a progetti internazionali (http://www.about-art-agency. com). Nel 2015 ha vinto il premio Virgilio Masciadri (Aarau, CH) per la promozione culturale.


La storia di Sinuhe è un racconto egizio del 1900 a.C., una narrazione biografica scritta in versi che ebbe una fortuna enorme a partire dal periodo del medio regno, epoca durante la quale fu scritta, e per i successivi otto secoli. Fu per il mondo egizio l’equivalente che per i greci furono l’Iliade e l’Odissea e che per noi fu la Divina Commedia, per dare un’idea. Questa storia appartiene al filone lealistico ovvero ha una morale secondo cui la lealtà verso il sovrano e il superamento di varie traversie portino benefici e un lieto fine al protagonista.
Come si è detto questo racconto ebbe una enorme diffusione; ci aspetteremmo come testimoni solo i famosi papiri egizi ma non furono gli unici, infatti sono arrivati fino a noi anche una quantità impressionante di ostraka, cocci di terracotta usati dagli scribi per imparare a vergare i geroglifici, su cui riportavano parti di testo di questa storia antica, facendola rivivere innumerevoli volte. Questo accadeva nel passato; oggi Leonardo Tonini come un moderno scriba fa rinascere ancora una volta Sinuhe riportandocelo alla memoria con una traduzione poetica e libera, ricavando il ritmo dalla frammentarietà del testo originale, trasformando dunque le lacune in qualcosa di bello.
La storia, che come abbiamo detto, ci appare come una vera e propria biografia, ci narra di Sinuhe che trovandosi a combattere al fianco del figlio del faraone, Sesostri I, contro i libici apprende la notizia dell’assassinio del faraone Amenemhat I; terrorizzato, fugge nascondendosi perché teme di essere incolpato in quanto addetto all’harem del palazzo, luogo dei più nefasti intrighi di corte. Percorre a piedi tantissima strada fino a giungere presso una tribù di beduini siro-palestinesi e dopo essersi guadagnato la fiducia dei membri di questo clan ne sposa la figlia del capo arricchendosi. Passano gli anni e Sinuhe diventa vecchio; una grande nostalgia della sua casa si impossessa di lui, anche perché morire lontano dalla terra natale era un sacrilegio presso gli egizi. Come nella più bella delle favole, la storia di Sinuhe giunge fino al faraone Sesostri I che con un atto di grande benevolenza riaccoglie il suo funzionario in Egitto con tutti gli onori e come dono per la sua fedeltà gli viene anche preparata una tomba.
Perché scegliere Sinuhe, perché andare a scavare in un tempo così remoto? La risposta è semplice, perché questo personaggio, incarna l’umanità universale assomigliando a tutti noi con le sue fragilità, le sue paure, i suoi desideri. Pur non essendo un eroe è persona valorosa che si distingue e che si guadagna la stima di molti, anche quando si trova in una terra straniera, la Siria. Ma è comunque un uomo che non si dimentica le sue radici e la sua casa, toccando un tema, quello della nostalgia e del ritorno, che resta sempre attuale.
L’autore si è basato sulla versione inglese dei due papiri più completi, Berlino 10499 e Berlino 3022 e sul libro di Miriam Lichtheim, Ancient egyptian literature – The old and middle kingdoms, Berkeley, University of California Press, 2000.

Chiara Montanino


1

Di ritorno dalla Libia,
avuto notizia della guerra civile,
preso da paura per la propria sorte,
Sinué non fece ritorno
nella terra degli dei.
Vagò come naufrago nel deserto,
salvato, fu a Biblos, da lì in Siria.
Negli anni edificò la sua fortuna,
vecchio, fece ritorno, libero dalla colpa,
in Egitto.


2

Educato per essere servo
di colui che indica,
alla notizia che il dio uomo ha raggiunto il suo orizzonte,
è preso da tremore
e il cuore gli si ferma nel petto
e le braccia cadono lungo i fianchi;
negando a se stesso una salvezza,
si nasconde tra i cespugli
e prende la via del sud,
dorme sul marciapiede dei campi;
in un incrocio di strade
un uomo lo saluta:
preso da timore, fugge.
Sopraffatto dalla sete,
la gola riarsa,
ho detto: questo è il sapore della morte.



3

Quando la mia speranza era finita,
il suono degli armenti,
Amunenshi il siriano
mi diede acqua da bere
e latte di capra cucinato per me.
Un anno e mezzo rimasi con lui,
quello che ha fatto per me è stato buono.