83. Elena Spoerl Vögtli

      Sull’acqua

      Immagine: alla chiara fonte

      pag. 32

     maggio 2016


Nata a Bellinzona nel 1952, è giornalista, lavora per l'associazione AdS (Autrici e autori della Svizzera). Vive a Lugano. Le sono stati riconosciuti diversi premi letterari in Svizzera e in italia. Ha pubblicato un libro per bambini, qualche racconto e alcune raccolte di poesie (Coriandoli, Finestre, Mikado); nel 2014 Finestre è uscita in traduzione tedesca presso Limmat Verlag di Zurigo.



SORGENTE


Pulita da miracoloso filtro
esco alla luce e all’aria
scorro e guizzo e sono grata d’essere
sorgente dalla terra nata.

Sono il ruscello, cerco la mia via
tra erba, sassi, balze e radici
entro sottoterra e in quel grembo rodo
formo antri, gole, grotte e pendici.

Sono il torrente, dall’alto di erte
rocce cado, scavo valli sospese
corro su letti di golene
impetuoso verso le terre aperte.

Sono il fiume lento, molti gli umori
affluiti da bacini passati
che dentro mi muovono e mormorano
e che avanti verso il delta sospingo.



SPICCHIO DI LAGO


Brilla lontano uno spicchio di lago
riflette il nulla del cielo, specchio
d’infinito, scaglia di luce.

Altre volte invece lo stesso lago
è d’un verde che nelle rive affonda
e si confonde. Certi giorni ancora

è grigio e allo sguardo che lo scova
appare troppo quieto, senza un’onda
che lo muova o un’ora che l’accenda

sembra intento alla sua faccenda
di nicchia, pago d’esser occhio
d’acqua in terra, riserva delle sere

assetate d’assoluto, inchiostro
di pagine notturne e delle ore
schiarenti dell’alba il riverbero.



SI COSTRUISCE


Case schierate come denti
palazzi incisivi
stabili canini
molari immobili.
Estrazioni, stucchi, demolizioni.
Scavata, la terra sanguina
mucose allo scoperto.
Sopra gengive di fango e d’ossa
si muovono bulldozer
che estraggono radici
buttano fondamenta.
Poi il braccio (del trapano o della gru)
prepara la ricostruzione.
Bianco sorriso di edifici
affacciati sul golfo,
la bocca si chiude ed è notte.
Il lago, lingua nera che saliva
tra case d’avorio e denti in cemento,
nel buio lambisce la riva
sotto un palato di nuvole e stelle.



NOTTURNO


Dentro un cono di sassi ammonticchiati
balugina la candela, confine
tra domestico e smisurato altrove

dove mare e cielo si confondono
uniti in un unico buio.

Palpitano le luci della costa
i fari di pescherecci lontani
e di un aereo. Più su, solo stelle.

Ogni falò, ogni fiammella
riaccende paure
e speranze sopite.


OLTRE LE NUVOLE


Lente si muovono nuvole
lievitano candide grotte
squarci azzurri, profili che si sfanno
in orli di luce, zigomi d’ombra.

Sono corpi dalle turgide membra
figure da scavalcare e al di là
forse vanno prendendo forma
altre lucenti trasparenze.

È un mondo di silenzi ed energie
lassù, tra cirri rarefatti dove
venti e invisibili correnti vanno
sospinti da un alito alto e ignoto.

Poi ecco voci a riportarmi
nell’orizzonte familiare
di corpi concreti, in questo mondo
solido, di cose afferrabili...

il nostro quaggiù è piuttosto
uno stato permeabile
un essere quasi liquidi
in continua osmosi.