72 Lia Galli

      Non si muore più per un bacio

       l’immagine è di Shendra Stucki

       pagine 32

       gennaio 2015



Nasce a Sorengo il 10 febbraio 1986, colleziona cappelli e beve troppo caffé. Laureata in filosofia e letteratura italiana, sogna di incontrare Baudelaire nel bar sotto casa. Alla ricerca della leggerezza che le manca, ha scelto Mercurio come guida per cercare di “planare sulle cose dall’alto e non avere macigni sul cuore”. Consapevole dell’estrema difficoltà del compito si arrangia come può, osservando il mondo a testa in giù come l’appeso dei tarocchi, mettendo occhiali da sole dalle lenti colorate e scrivendo per cercare di liberare il tempo. Sue poesie e racconti sono apparsi su alcune riviste tra cui Opera nuova, mentre nel 2015 ha pubblicato la plaquette Non si muore più per un bacio (alla chiara fonte editore).






ARTHUR


sono cresciuto leggendo Baudelaire,
non mi si può condannare.
c’era Jim Morrison che cantava di strade in Alabama
che conducono a bar pieni di whisky
e Dean Moriarty, il maledetto, correva su e giù
per le strade d’America,
Allen Ginsberg urlava, e tutti credevano ai miracoli.
e io giuro, lo giuro,
non erano sbornie, erano messaggi criptati per Dio
eran sogni di libertà così grandi
che inebriati si sbagliava l’incrocio.



DINA


fino a qualche giorno fa stavo
nella mia casa a curar galline
e andavo per la campagna fiera
con i miei novantasette anni sulle spalle.
e ora,
ora sto, in questa camera d’ospedale dalle pareti bianche
arrabbiata con il mondo, contro tutti,
butto via la merenda che mi portano,
nascondo le medecine,
e sono questi, propri questi,
i miei ultimi supremi atti di libertà,
la mia lotta disperata per l’autonomia.


NON VOGLIO DIRE IL MIO NOME


non si muore più per un bacio,
nemmeno a Spoon River.
Mary è il mio alter ego,
quando appare lei io svanisco,
mi preoccupo solo di nascondere
le mie guance adolescenti sotto il trucco;
talmente ingenua da non capire
che sono i miei quindici anni a piacere,
per un grammo di cocaina
mi spoglio lentamente sperando
che il cliente voglia solo parlare.


AMANDA


lesbica è una parola storta,
una parola grezza dal suono volgare, storpiato,
che incespica la lingua come sbagliato,
sbiadito, sbadiglio, sbiancato;
con quella desinenza in ica sembra un insulto
ed insulto è per lungo tempo stata.

e non so allora più se io non la ami
per il suo suono o per il disprezzo
con il quale è stata pronunciata,
ma poi penso a Lesbo, isola in mezzo al mare
in cui si cantavano la bellezza e l’amore,
e capisco che il resto sono solo aggettivi.


MARGHERITA


il mio mondo è inventato
tra i cipressi sorge un castello
in cui al chiarore della luna, la contessa
intraprende conversazioni
con i fantasmi dei suoi amanti passati
intavola discorsi sussurrati, bisbiglia
storie che nell’immaginazione vive.
là, dove tutto è possibile
dove non c’è scarto tra il falso e il vero
un giullare annuisce, un saggio
scrive un libro in una lingua sconosciuta