70 Patrizia Nizzo

     La mia casa non ha porte

    Immagine di Dina Moretti
     Nel cuore della rosa
    
olio su tela, 2011

     giugno 2014



Patrizia Nizzo é nata a Todi (PG) il 2 aprile del 1954.

Ha pubblicato tre raccolte di poesie: Come foglie Aletti Editore, Premio “Leandro Polverini”. Al di là dei rovi Gruppo Albatros - Il Filo, Premio “Mons Aureus”. Il menestrello dei semplici, Edizione Il Convivio, Premio “Il Convivio” e un racconto: Dov'era Dio? Aletti Editore.

E’ presente in numerose antologie.


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La notte ha odori distinti
suoni ovattati e calmi.
Ha lucciole in cielo
e un velo di nostalgia.
È tregua di guerre quotidiane
e languore di amanti.
La notte rende
l’ascolto del battito
la carezza del cosmo
la pace e il tormento.


*


Non ho un prima né un poi
i miei orologi non hanno lancette
la mia casa non ha porte
i miei quadri non hanno cornici
le mie frasi non hanno punti
a volte la testa mi duole
perché i pensieri non sopportano
i confini della pelle


*


Ricordi lontani
Uguali al pensiero presente.
Il tempo scorre sulle strade
Consumando la pietra
E lascia lo stesso sapore
Su presenze diverse.
E’ dentro di noi l’immutabile
Insoddisfatta ricerca di chimere.
Il dolore è il prezzo
Di una carezza all’anima,
Perché nel dolore ci accorgiamo d’averla.


*


Questo tempo che non pensavo d'avere
è preludio nero di un autunno inatteso.
Il bagaglio aperto vomita verità senza ritegno,
ma la verità è nemica della vita!
Con la cicca accendo un'altra sigaretta
sapendo di avvicinare più in fretta l'inverno.
L’amore per la vita mi ha dilaniato l’anima e resa folle.
Mai amore ebbe più significato di menzogna!
Nella mia mente aliena e affamata c'è solo vuoto abissale.
E' una perdita
non credere nel riscatto di una giustizia divina e imparziale.
Morirò avvolta in spirali di fumo
pensando che il più forte, il più furbo vince e non paga.
La prima speranza è l’ultima delusione
che lascia il deserto ad ogni mio passo.
Vedo spalle al di là dei rovi.
Spalle nutrite della mia essenza.
Spalle sempre più lontane...
Ed io allungo le mie spine.
Se il mondo non mi ha amato perché amare il mondo?


*


Di notte mi appartengo.
Siedo ad ammirare l’unghia della luna riflessa nel lago;
nel silenzio rotto da serenate di raganelle verdi: io sento.

Sento
i suoni nell'aria calda profumata di erica e lavanda
mentre mi perdo nella vastità del cielo, cancellandone la distanza.

Sento
il languore della nostalgia.

Sento
il mio cuore espandersi e vorrei condividere questa sublime,
dolorosa, imbarazzante felicità.

Di notte mi appartengo ma vorrei appartenerti
e fuggo dal fare di questo desiderio una realtà.

Di notte frugo nella mia anima e la sento volare.