68 Enzo Pelli

 

    Momenti irripetuti

     giugno 2014

     pag. 32

     immagini: Enzo Pelli


Enzo Pelli (Lugano1948).
Presso “alla chiara fonte” ha pubblicato nel 2014: Momenti irripetuti e nel 2017  la sua seconda raccolta, Solo una nube che passa.

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DOPO IL TEMPORALE



Scheggia di crolli remoti
la grande roccia rispecchia frammenti
di sole, come finestre lucenti.
Ha steso molli vapori la pioggia
sui boschi e un silenzio nuovo s’installa
scalfito da vaghi rumori:
l’ultimo tuono, motori,
un fischio una lontana
voce umana.



TRENO DI NOTTE



Treno di notte lontano rumore
lume leggero nel buio, giallo miraggio
di sonnolento tepore.
Chi aspetterà il passeggero
alla fine del viaggio?

Qualcuno fuori ascolta forse guarda
il treno che passa nel buio, forse ricorda
momenti irripetuti, cose perse,
terre lontane diverse.

Treno di notte, binario, rumore,
chiarore opaco torpore precario.
Dormono i viaggiatori: quelli attesi,
e quelli che si sono arresi.




DISEGNANO DRAGHI LE STELLE



Disegnano draghi le stelle,
centauri serpenti; ad oriente
sopra il filo dei monti la cometa
gelida messaggera di sfortuna
mi osserva immobile nel cielo nero
nella notte senza luna.
Solo il frusciare di un’onda mi avverte
che sotto i piedi questo specchio oscuro
non è caos primordiale vuoto siderale
ma il liquido abisso del mare.
Giunto all’estremità del pontile
mi chiedo se muovere
ancora un passo.



LONTANO DAL SAHARA



Si chiama, credo, shèsh
l’azzurro turbante
che portavi laggiù ad Agadès.
Ma qui non sei più
con la negra testa scoperta
quel superbo tuareg figlio di capotribù.
Per la strada
la gente ti squadra e lo sguardo
distoglierebbe la turista bionda
così innamorata di te
ad Agadès.


LA VECCHIA SIGNORA



Molto tempo lo passa fumando
davanti al televisore –
scuote la testa con blando stupore
a ogni brutta notizia del mondo.  
Si alza ogni tanto, quasi malvolentieri,        
e guarda giù nella strada: appena ieri
dalla stessa finestra si era sporta curiosa,
giovane sposa
venuta di Francia negli anni quaranta.
Tra i rumori lì sotto si affretta
la gente - quattro anziani,
stranieri sicuramente,
ridono in piedi appoggiati a un muretto.
Sono lontani, lei non li sente,
ma le tornano in mente
come in una cartolina
le antiche panchine che c’erano prima,
le mamme con gonne a pieghe e carrozzine,
e dietro casa, segreto, il giardino.
Osserva, ormai si fa tardi,
la folla che non la sfiora,
che nella sera dirada lasciandola sola:
ogni suono intorno svanisce, ogni parola
fino al ritorno del nuovo giorno.


FOTOGRAFIA 1951



Davanti a una vecchia che lava
in ginocchio i panni nel lago,
leva gli occhi ubbidiente
e fissa un orizzonte vago. In mano
tengo quello scatto lontano
e quel bambino ignaro, me stesso,
per caso diventato chi sono adesso.