66 Ugo Petrini

      Misteri provvisori

      Immagine: alla chiara fonte

     pagine 32

      gennaio 2014


Ugo Petrini è nato a Montagnola il 6 agosto 1950. Ha studiato letteratura italiana all'Università di Friburgo (Svizzera) e ha insegnato italiano nelle scuole medie del Canton Ticino. Vive a Comano.

Ha pubblicato i seguenti libri di poesia:

Ellissi, Firenze Libri, Firenze 1987. L'aspetto, con incisioni originali di Paolo Foletti, Sassello, Novazzano 1996. Bestie, poesie ornate e incise a bulino da Paolo Foletti, Atelier Calcografico, Novazzano  

 1997. Figure color copale, con puntesecche di Ursula Bucher, Le perle di Ebe, Lugano 1998. Bertesche, con incisioni originali di Paolo Foletti, Sassello, Novazzano 1999. Tre poesie, con un'acquaforte originale di Anita Spinelli, Sassello, Novazzano 2000. Tra il visibile e il dicibile, con illustrazioni di Gabriella Moresi, Mediapoint, Lugano 2004. Risguardi, con incisioni originali di Pino Sacchi. Sassello, Novazzano 2008. A fior di baffo, con xilografie di Carla Ferriroli, Edizioni AAAC, Novazzano 2009. Le gazzelle di Thompson, Giampiero Casagrande editore, Lugano-Milano 2012. Misteri provvisori, Alla Chiara Fonte, Lugano 2014. Piazzetta Camuzzi e dintorni, con xilografie di Diana Croci, Carla Ferriroli, Sara Foletti,  Alain   Rampini e Isabella Steiger Felder, Fondazione culturale della Collina d'Oro 2014. Il tepore dei muri, ADV-Alla Chiara Fonte, Lugano 2015. Perdimenti , ADV, Lugano 2017. Stazioni, con undici acqueforti di Alain Rampini, Atelier Calcografico, Novazzano 2017. Seiltänzer del Leere  / Funamboli del vuoto, Gedichte italienisch und deutsch. Ausegewält und übersetzt von Cristoph Felber, Limmat Verlag, Zürich 2018.

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Una tavoletta di marmo bianco
infissa nel cuscino di terra
a fine sepoltura con incise poche lettere:

          PROVV.

Faceva pensare ad una provvisorietà
terrena in attesa del giudizio finale
fino al giorno in cui il giardiniere
ricoprendo la superficie
di variopinte viole ci ricondusse
al più comune idioma dei sopravvissuti.
Ma chi avrebbe d’ora in poi provveduto?
I Beati sulla Terra o quelli in Cielo?
Improvvisamente o con improvvisazione?


*


Stanotte è caduto un libro
l’ha salvato il Bukhara russo
attutendone l’impatto al suolo:
qualche graffio sui labbri
escoriazioni alle costole
pochi nervi scuciti
lievi tagli ad alcuni fogli.

Nel tonfo notturno
l’ha protetto l’abbraccio
di copertina: nessun grido
di dolore nel cotonoso
silenzio delle parole.



*



Degli alberi tagliati
dai forestali restano
i piedi, i moncherini
– tavoli e sedie
per l’agape dei morti –
che popolano il buio
dei loro silenti conversari.

Un ciocco di betulla
ricorda da lontano
la sagoma di un gatto:
orecchie tese nere
– arborea chioma –
sparato bianco
guardiano della serra
che con sbadiglio
varca il confine del disagio
con le sue ossesse rincorse
allo svolazzìo delle foglie.



*



Con l’avanzare degli anni
indugiavi sempre più
davanti a porte e finestre
un po’ di lato, appena
al di là del limite
come tra sonno e veglia
tra natura e civiltà
sostando sul vuoto
quasi violando il confine
tra la fine del buio
e l’inizio della luce
in un accurato vaglio
nei paraggi dell’inquietudine
come per ascoltare
i suoni dell’inconscio
a pesca di relitti galleggianti
che portano all’altrove
tra terra e cielo.

E così ti lasciammo
sulla soglia dell’uscio
in alta veglia:
custode del varco.



*


«Indovina chi sono?».
Non il falso nipote
che vorrebbe approfittare
dell’età per rubarti
i risparmi di una vita
con infami sotterfugi
ma il discolo che seguiva
i tuoi corsi di scrittura
e non capiva perché
ti chiamassero zia Àlice
mentre al mare tutti dicevano:
«Guarda che spettacolo
il plotone in curva delle alìci a riva!»
e perché fossero
le donne a indossare
il casco nella tua casa-salone
da parrucchiera che odorava
sempre di permanente.  

E quel luglio a te tanto caro
qualcuno ti chiamò per errore
persino Anna, senza che tu
potessi rispondere ormai
nemmeno “Nein”.                                                                                     Candidi feti
– reliquie, fossili –
avvolti da una pellicola nera
che nel labirinto del tempo
si faranno noci
e spalancheranno
le rugose valve
solo dopo l’urto
con la ruvida realtà.



*


« Ma io intanto sono ancora qui
 ganassa!»:

l’orologio d’oro al polso
la grande croce traforata al collo
mi hai gridato addosso
quasi con rabbia
mentre le labbra si stemperavano
nel grigioperla delle guance
come se a qualcuno importasse
una tua partenza anticipata
una separazione dal mondo.

Lo so, lo dicevi per scherzo
come quando ridendo di te
sostenevi che un züchín
non potrà mai imparare
il gioco della scopa.

Stai tranquillo,
abile cacciatore di lepri e caprioli
grande raccoglitore di finferli
indomita tempra grigionese
non sentirti a torto poco amato
nessuno ha colpe per certi mali                                                              men che meno chi pochi giorni fa
ha fatto di tutto per lasciarti
vincere una partita a carte;
purtroppo, forse, non quella
che per te più conta.