58 Alfonso Marino

    Nuvole e passioni

      immagine: Alfonso Marino

      pagine 16

      maggio 2013


Alfonso  Marino, Napoli 1948. Agli anni ’80 risalgono le sue prime esperienze nel campo della scrittura poetica  e della pittura, mentre dal 1990 si occupa di poesia visiva.
Ha partecipato a diverse esposizioni  sia collettive che personali  e ad happening poetici. Presente in diverse antologie ha autoprodotto otto plaquette di poesia. Suoi  lavori sono apparsi su “Frammenti”,  “Patapart  Rivista dell’Istituto Patafisico Partenopeo” e “ilgrandevetro”.
Ha tradotto in napoletano
E. Dickinson ed  A. de Saint- Exupéry. Sue poesie sono state tradotte in rumeno, spagnolo e portoghese.








passa n’auciello na farfalla passa
ape furmiche nuvole passioni
e pure nuie passammo ncopp’ ’a terra
nu juorno npace e n’ate ciento nguerra



... aver spiato il mondo
una risata
un bimbo in altalena
una canzone
un’ape prigioniera di un bicchiere
una mano che scopre le lenzuola
l’andare faticoso per la via
un verso che si perde nel mattino...


*


IL VOLO



Non so che cosa sia
né come sia accaduto.
Non so per quanto tempo
e fino a quanto tempo fa.
So soltanto che un tempo possedevo
e l’ho perduta, per quale causa
per scontare chissà quale peccato
o colpa grave, la capacità, il dono
di alzarmi, di librarmi, di volare.
Talvolta ho il dubbio che sia stato un sogno.
Ma no! Perdio! L’ho fatto, ci riuscivo:
bastava solo mi sforzassi un poco,
appena appena ed ecco che volavo.
Mi batteva e al ricordo ancora adesso
il cuore, lo stomaco mi si rivoltava
Una fitta, ancora adesso, crudele e gioiosa,
così come una volta, mi trapassa,
non per timore ma solo per la gioia
che ritrovavo allora ad innalzarmi.
La prima volta, un attimo, centimetri,
imparar piano ad indurire il corpo                                                      nei punti esatti negli essenziali gangli,
e levitare, così, semplicemente
senza tensione e senza sforzo alcuno
così come succede di pisciare, beato,
dopo molte ore di contenimento,
appagato  nel ventre e nella nuca.
Dilaniato, ora, per questa eviscerazione
per  questa mancanza, con sulle spalle il peso
di questa perdita così definitiva
trascino i piedi, l’uno dietro l’altro
come gli altri mortali ma ben più infelice.



*


Per Michel Petrucciani



Quei tasti
ghermiti e graffiati
percossi accarezzati
lacerati, a pezzi
e ricomposti

di vita consapevole
sull’orlo dell’abisso
sfida, ogni nota, a dio
e alla pietà dell’uomo



*


Il nonno Alfonso
non l’ho conosciuto.
Di lui rammaricato e amaro
il figlio talvolta mi parlava:
del suo esser buono,
troppo, dei cavalli
dello schivare il mondo
e i suoi tiranni.

La vita gli finì nel manicomio.


*


Il nonno Salvatore



Il vecchio
speranza, rancore
monotona voce
ascolta i numeri
dati alla radio
occhi vuoti
mi guarda e mi parla
di guerra e di morte
con la noia di chi
è fermo da tanto


*


ogni volta che ci neghiamo
e che vivviamo lasciandoci portare

ognivolta che giriamo le spalle
ed abbiamo le labbra serrate

ogni volta che ci diciamo
tanto accade in un posto lontano

ogni volta che ci guida il rancore
e l’odio impazza nel cuore

flebile si fa il canto della nostra vita


*


Nuvole



purpuree lance
forano
montagne verginali,
un gatto
un topo
insegue
spaventato,
Eolo accosta
 il naso
ad una lepre,
un drago
si traveste
da aeroplano,
veloci
si dissolvono
le nuvole
in questo giorno
d’estate
addormentata