55 Daniele Ciacci

      Ogni nota di blu

     
immagini: Daniele Antonio Ferrari

      pagine 32

      giugno 2012



Daniele Ciacci nasce a Urbino il 22 agosto 1987. Dopo il diploma scientifico, si laurea in Lettere Moderne all'Università Cattolica di Milano con due tesi, una su
Luciano Erba e una su Vittorio Sereni. Questa è la sua prima opera.


 



Attending Bebop


Con voce fioca, a casa nostra, un tempo
mi soffiasti tra le labbra un ev’rything
is a mistery, for us.

La tragedia dell’ottone di Coltrane
(col basso sommesso del trombone), le scintille
tra i roveti dei deserti, e gli intervalli
d’armonia tra una sesta e un’eccedente.
Spiriti enigmi se siete i segnali
di una verità martoriata.

Ho impostato la risposta su altri dischi
ma mi pareva che
non ti interessasse.
Hai mosso la mano, un gemito
aureo nel vuoto, e più niente.

E il silenzio,
era l’eco delle nostre domande.



*



Blues in all keys


I gusci d’arachidi
davanti alle soglie di casa
a New Orleans.
Presso la porta del buio le litanie d’una negra
che battaglia con lo straccio croste sul pavimento.
Un uomo fatto di spazio e di tempo – un uomo fatto
come tutto il resto –
non ha l’alito che odora di menta,
ma l’ho visto che ingoiava a larghi intervalli
manciate di sale.

È un uomo talmente povero, dice chi s’intona
con diapason d’argento,
che non dona mai niente di se stesso.
Gli danno quanto basta la giornata,
ma non quanto basta per vivere.

L’indomita fede dei padri, quello che dice
la vita vada avanti senza macchia.
L’alone nero che compatta
le cose alla strada dietro sé.



*



Emergere, sulle quattro strade che fissano
la tua icona, quando via Torino scocca
la sua lancia verso i portici della Cattedrale.
La campana fa una eco di silenzio, ma rintoccano
le guglie della sua alta statura
e un cielo piatto. Raccoglie la calce uno spettrale
muratore sordomuto di cantiere, e se ne va…

«Lodato sia…» ma passi
il concetto che tu non sei più mia
«                                                 ».

Non c’è niente da difendere. La tua dolcezza
è la spada che infrange la catena, e spesso
più d’essa si raffina.
                                 Appare da una buca Silosonte,
chiede una patria, ma è infelice

(il sole sta rigando
i gradini del sagrato).

«Dopo Dio e il firmamento, Chiara» dico,                                                                   ma è una nuvola di fiato nella sera

tu rimani chiusa nella stanza, e forse sale
dalla darsena un’aria di elegia.


*

A funny valentine


Volevo dirti che non eri sola
in quel lungo giardino che varcava
la serra degli aceri e delle
fredde camelie, al sole
sopito di metà ottobre,

quando era casa (ma ancora straniera
nelle sempre nuove terre
- a desolare -
che ti ricordavano gli assoli di violino
ed i passi calcati sui mosaici
di fine ottocento, i muri liberty
ma decorati di foglie d’autunno
- il sangue dell’Agnello-)

la tua anima nella mia anima stanca
- perché eri casa ed àncora straniera -
aperta al mondo. Ed eri sempre tu
che torni in me

che torni per sostare,
per mantenere fede alle promesse.

*

Al cinema, una sera


Sogno
di Milano senza falsa speranza
di salvezza.

Terse le tue frasi nella feria
di fine luglio. Niente è in fiore,
se non capelli di glicine e lacrime
tra cinema e cemento
in Via Gentile
e distributori di caramelle
caduti tra verdi parole:

«Stanotte la città
si apre a sfinite meraviglie
che colano nel cuore e si fan stanza.
Qui di futuro non ce n’è mai abbastanza».



*



Notte di guerra


Fiordi e cattedrali
nel deserto così vasto del mare…

Nodi di desideri soffocati.

Ma poi? Non saprei,
non ne converso affabilmente.
Forse di ricordi? Sì, e il mare
terso si rigonfia, si raccoglie in grembo
e si rialza. Ma sempre
a fatica
in un dolore atroce
a rimpiangere la bonaccia
in silenzio, così vasto, il mare…

Ho segnato sentieri nell’arida
brulla campagna. Impende dal cielo
un nembo un po’ nero un po’ falso.
Scomparse le tracce, i sentieri
gettano là, alle bare dischiuse.

Pronte ad accogliermi,                                                                                          stanotte, ch’è guerra e martirio.
Infuria la neve d’inchiostro,
povertà d’occhi neri
pupille di terra bruciata.

Acqua
stanotte acqua. Sete.
Acqua di fonte sorgente,
cristallo di semi, figlia
del vero niente, della mai
raggiunta tregua.