51 Andrea Ferrari

     Visione relativa

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     giugno 2011


Andrea Ferrari
è nato a Reggio Emilia il 24.8.1983.  È laureando in giurisprudenza presso l’ ateneo parmense.
Nel 2009 ha pubblicato la prima silloge dal titolo Nel turbine statico dell’ anima riflessa, Albatros Il Filo (recensita tra l’ altro da Giuliano Ladolfi su Atelier Blog). Nel dicembre 2009 si aggiudica il terzo posto nel concorso per sillogi inedite indetto dall' Accademia "Francesco Petrarca" di Capranica, con la raccolta Assenza di rumore.
La poesia Pensiero VI entra a far parte della raccolta Se un giorno...  edito da Freaks di Faenza nel marzo 2010.






E poi... Come ascoltare una stanza
vuota.
L'ennesimo fiume di idee
che quotidianamente
popolano la strada delle speranze.
Scosse che rendono più agitato
un mare
che vivrebbe di sola immota
stabilità;
in attesa che, dolce,
un'altra alba
si stenda al di là
delle colline...


*


Incroci le dita
e ti chiedi come va;
se tutto va bene...
La risposta quasi non conta.
Il chiedertelo
già
ti fa sentire meglio.
Mentre tutto il corso immateriale
di immagini\ricordi
dondola vicino ad un burrone.
Che giorno era?
Si, quel giorno che incontrasti
nello specchio
un volto preoccupato simile al tuo?
Non ricordi e intanto
incroci le dita
e ti chiedi come va...


*


Se rimanessi un minuto
solo più vicino,
stretto
alla fragile illogicità
di questo richiamo,
non distinguerei
la mano che mi saluta
da quella che mi colpisce.

Profumo di sole;
vento sicuro
che scompigli
le regole del tempo.


*


Ondeggiano i colori di un'iride
impalpabile.
Potessi anche io sapere...
Conoscere, decifrare l'enorme marea
di anime che il tempo dona;
che il tempo donerà...
Sfiorandoti senza contatto quasi.
Urtandoti senza paura forse.

A sorsi si berrebbe una notte così;
poi ripensi alle volte che hai perduto,
alle volte che qualcuno ti ha eletto vincitore
di un premio non tuo...
Di una gara alla quale non avresti
voluto partecipare.
        –    Senti? Non è il profumo della tua terra?-
        –    Ti ripeti guardando un tramonto condiviso.

Sentirsi protetti dalla parola “normale”.
Vedersi specchiati in stagni di granito,                                            mentre il tempo sottrae appoggio alle radici.
Rivedi ogni giorno l'orizzonte che tutti
affidano a te...
Sentirsi mancare davanti alla dote di un mondo
che devi accogliere, che dovrai vivere.
Poi il rumore di una finestra che si chiude sulla strada vuota.


*



Riconosco il suoni delle campane;
Si! E' proprio il tocco che segna l'ora.
So che batte sempre dalla collina
ma non sempre me ne accorgo e lascio
passare distratto. Tutto disperso
nella quotidianità... Banalmente
a volte mi rilasso all'ascolto di
questo tocco familiare, inquietante.

Solo davanti alle finestre chiuse
di case ignote mentre il freddo segna
il respiro. Negli occhi punge vivo
Gennaio; chi l'avrebbe detto... Sempre
vicino alla notte si sentono colpi,
come di tosse, nella memoria più                                               lontana. Vicino alla notte sento
i colpi della mia memoria, si.

Vorrei udire e capire questa mia
memoria... Capire e non perdermici
dentro. In fondo alla vetrina rubare
lo sguardo più bello, più vero mentre
qualcuno chiude la saracinesca
osservandoti incuriosito, e tu
sorridi fuggendo lontano. Sai
che domani riaprirà nuovamente.