50 Shuichi Takeda

      Da lontano

        Immagine: Tartarughe,
                             ukiyo-e, inizio IX sec.

         pagine 32

         aprile 2011


 Shuichi Takeda é nato a Tokyo nel 1946. Dall’infanzia è innamorato del mare e nell’adolescenza si é accorto che il suo mare é il Mediterraneo. Ha studiato la letteratura francese e poi la lingua italiana. Ha tradotto dall’italiano al giapponese in vari contesti culturali. Dal 1994, per undici anni, ha vissuto a Rapallo.  Oggi vive a Kamakura e cerca di tracciare lo schema della biografia di un uomo trasparente. Nel 2017 ha pubblicato un libro biografico dal titolo Il mare.



In principio era il verbo,
nella mia vita é iniziata la parola con il mare,
col tempo sono seguite le altre, il mare mediterraneo

sento la voce del pettirosso nel mio cuore,
come rotolasse l’acqua di mare in gola,
perché

l’inizio era nell’Estremo Oriente,
in una grande città rovinata dalla guerra,
sulla riva del fiume non lontana dalla foce





la riva vicina a casa era il mio luogo preferito,
si sentivano i rumori dei vaporetti,
il sole tramontava al di là del fiume

si dice che le anime dei defunti ritornino a casa,
verso la metà di agosto,
di fronte alla casa, si preparava il fuoco dell’accoglienza

l’ultimo giorno si accendeva il fuoco
che accompagna le anime durante il viaggio di ritorno,
la cenere veniva abbandonata alla corrente del fiume




i genitori mi portavano al mare d’estate,
era un grande piacere per me entrare nell’acqua,
prendere il largo, era un sogno

mi sentivo estraneo a quel mare nell’ adolescenza,
la ricerca del mare in armonia con me durava,
un film, era l’occasione per trovare il mio mare

d’allora l’anima puntava verso l’occidente,
il corpo veniva avvicinandosi alla costa,
superati i Pirenei, era la terra diversa





l’aria non era nativa, ma più simpatica,
si estendeva il mare davanti a me al porto di Valencia,
era il mare che ricercavo

prima c’ era la luce, e poi l’ombra fresca e chiara,
mi e`venuto il senso della felicità alla spiaggia di Maiorca,
gli uccelli bianchi seguivano la nave,

le orme erano impresse sul molo,
io esistevo al porto di Genova,
una donna stava dirimpetto a un marinaio sulla salita