45. Fabio Contestabile

      Non c’è che il fluire crescente

       immagine alla chiara fonte

       pagine 32

       ottobre 2010


Fabio Contestabile è nato a Maroggia, nel Canton Ticino, nel 1954. Dopo gli studi ginnasiali e liceali a Lugano, si è laureato presso l'Università di Zurigo in lingua e letteratura italiane e francesi nel 1979. Per quasi un ventennio ha insegnato in diverse scuole medie del Cantone.

Il suo esordio letterario è relativamente tardo: del 2007 la pubblicazione della prima raccolta poetica Con parole semplici presso l'Ulivo di Balerna. Si tratta di un'opera in cui il tema dominante – il rapporto conflittuale tra il poeta-personaggio e il mondo – si articola attraverso immagini e soluzioni espressive equilibrate e suggestive per l'attenzione a ritmi e sonorità.

Nel 2009 alcune poesie sono pubblicate sul numero 248 della rivista poetica L'immaginazione, legata all'editore Manni di Lecce, e nel 2010 esce Non c'è che il fluire crescente presso Alla chiara fonte di Lugano. Si tratta di una piccola silloge di dodici componimenti incentrati sul senso del limite di cui necessitiamo per potere immaginare ciò che ci circonda: spazio, tempo, vita e morte. La parola, come suggerisce il componimento da cui è derivato il titolo, sembra quasi imporsi nel cercare di delimitare ciò che è informe per definizione: un paradosso della mente, ma anche una condizione esistenziale. Sempre nel corso del 2010 alcuni testi appaiono su La clessidra, Jocker.

Presso l'editore Manni di Lecce compare nel 2011 Spazi e tempi. La nuova raccolta affronta secondo prospettive diverse (come mostra la struttura interna delle sezioni - intitolate  Il disordine, I nomi dei luoghi, Trasparenze, Curvature del tempo, Storie – che procede dal "disordine immaginativo/emozionale" alla concretezza del quotidiano) il tema esistenziale dell'individuo calato nella realtà, realtà che però, seppur delimitata e descrivibile nello spazio e nel tempo, sfugge quando lo sguardo si fa più acuto: l'indagine sui contorni ed i limiti dell'esperienza finisce col proiettare l'immaginazione in spazi inconoscibili,  quasi lungo la "curvatura" del tempo e  la moltiplicazione delle dimensioni. Sorge così una sorta di dialogo tra presente e ciò che la fisica chiama spaziotempo, tra storia individuale e visione esistenziale assoluta. E l'esperienza sconfina allora nello smarrimento, poiché pare che nulla trovi più un posto fisso, o viva solo in un tempo. La raccolta gli vale l'invito presso le giornate letterarie di Soletta del 2012 e presso la Seetaler Poesiesommer lucernese; da qui l'idea di una pubblicazione con traduzione tedesca a fronte, indirizzata al pubblico della Svizzera tedesca.  Esce così nel 2013, sempre per Alla chiara fonte, la piccola raccolta Screziato di metallo il suono, con traduzione in tedesco di Marisa Rossi. Una scelta di questi testi (solo in italiano) sono su "L'immaginazione", 274, marzo-aprile 2013.

Ulteriori e più recenti contributi sono: Soliloquio d'autore, in: Sempre, senza misura. Omaggio a Giovanni Orelli, a c. di P. De Marchi e F. Pusterla, Edizioni Sottoscala, Bellinzona, 2013 e sette inediti in: AA.VV., Le carte dei poeti, Museo Civico Villa dei Cedri, Bellinzona, 2015. Da ultimo, nel 2015 viene dato alle stampe il volume La mappa per Pétur, ADV Alla Chiara Fonte, Lugano, 2015, pp. 233, primo lavoro in prosa dell'Autore ed originale insieme narrativo che va oltre le classiche e correnti definizioni di generi letterari quali romanzo o racconto autobiografico.

Nel febbraio del 2018 esce una nuova e corposa raccolta poetica: Il senso incerto, Manni, San Cesario di Lecce, pp. 147, che è, in certo qual modo, una summa dei temi prediletti: l’indagine ai confini del subconscio, l’osservazione della realtà che spesso porta allo straniamento (tema che trova a sua volta un’eco nei testi dedicati al viaggio) o alla percezione di un altrove intimo e non di rado inquietante, il tempo (che non sempre scorre secondo le leggi che conosciamo), la memoria e i luoghi (intesi, questi ultimi, come entità che vanno oltre la loro percezione fisica).

Con parole semplici, Balerna, Ulivo, 2007.

Non c'è che il fluire crescente, Lugano, Alla chiara fonte, 2010.

Spazi e tempi, San Cesario di Lecce, Manni, 2011.

Screziato di metallo il suono, con traduzione in tedesco di Marisa Rossi, Lugano, Alla chiara fonte, 2013

Il senso incerto, San Cesario di Lecce, Manni, 2018


prosa:

La mappa per Pétur, ADV Alla chiara fonte, Lugano, 2015


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L’OMBRA DILAGA


L’ombra dilaga in questa sera molle
e chi respira dietro il vetro è perso
nei luoghi dei silenzi dove evapora
                l’immutabile costa.
Il qui è parola breve e scarna,
appiglio di poca presa sul vuoto:
a noi, densi riflessi d’un mito smesso,
                dà fame e non basta.



*


CADDE IL SOLE


Cadde il sole e tutte le strade
            erano in ombra :
così pareva il tempo incerto
come luce boreale che si spegne
su un paesaggio di neve, come l’ora
di cena colta nel tinnire d’un piatto,
d’una posata –
sommessa, la città cullava l’assenza,
si faceva sottile – scompariva
nelle incognite strade, attendendo
il sonno oscuro.

Tu la cogli quest’attesa, certo,
la senti, la vedi che sfavilla quasi
in cielo; ma allo scatto dell’interruttore
la cancelli per sempre.

Che ti accontenti o che ti disperi
è ininfluente.


*


RIENTRARE?


Dopo l’ora di chiusura
riverbera la strada
solo ciò che resta fuori.
Per un tratto conosciuto
scenderemo ammantati e oscuri
fra i declivi d’altri sonni:
non si accorgeranno,
non saremo nemmeno passanti
dal frettoloso scalpiccìo.

Lentissima ora si avverte
la notte: gli usci chiusi
e finestre senza mai una luce.
Nel pulviscolo che sale
ai fanali sarà opaca la nostra vista,
non coglierà l’angolo etereo
che ci attraversa dritto
per altro spazio.


*


ORTICHE


Ci mettiamo più del previsto
a risalire fino alle prime case
dove cominciano i vicoli stretti
tagliati nell’ombra e un tempo percorsi,
ora vivi di sola erba,
di lucertole diffidenti,
schive.

Le vite che hanno fatto qui
non ci hanno nemmeno sfiorati
anche se vagano ancora
disperate, disfatte; come acqua
sono corse via sul sasso, sono asciugate
in un’ avemaria – non hanno inciso
che un po’ l’inflessione, i bassi toni
che trasciniamo – per il resto, poco o nulla,
i soliti rimorsi, i ba-bau delle colpe
che sanno attenderci alla svolta o davanti
ad una porta così sbilenca da parere
insensata come quei ruderi a conservare
velluti d’ortiche fra le cascine.


*


CURZUTT     


Squadrate, le cascine incombono
pulite contro cielo:
 
quassù il tempo ha una forma, uno stare
di sassi che quasi inquieta, di spigoli a vivo
e bellezza di ruvida mica. Avanziamo,
svoltiamo: ora le nostre storie minime
sfiorano i muri, stanno come sospese
nelle intoccabili geometrie che innalzano
qui il loro silenzio di cattedrale - e noi
col nostro gioco che ci riesce sottile
di cercare la buona prospettiva, la luce
giusta forse lasciamo si spenga qualche frase,
opaca nel fondo del ventre, che evapori
come la fatica, irrimediabile,
qui fra i sassi cresciuta. Ma non c’è sollievo
che sgombri la scena, così come non c’è
un’uscita certa da questi vicoli: il tempo
non nostro ci ferisce col granito
affilato del labirinto.