42.Massimiliano Mandorlo

     Mareoltre

     immagine di copertina è di Inserirefloppino,
     le altre fotografie sono dell’autore

     pagine 32

     dicembre 2009


Massimiliano Mandorlo è nato a Cattolica nel 1983. Si è laureato all’Università Cattolica di Milano con una tesi su Zanzotto e Luzi. Nel 2005 ha vinto il Premio di Poesia ‘Violani Landi’ per la sezione inediti. Ha partecipato a reading in Italia e all’estero. Collabora con le riviste "Cenobio" e "Clandestino". Ha lavorato tra Australia e Italia come professore di materie umanistiche ed educatore, ‘last but not least’ busker per le strade di Melbourne. E’ la sua prima raccolta di poesie.






Rose canine. Gloriose.            Rose.
Mimose solari, susini bianchissimi.
Spine.
Rami spezzati nel folto           del bosco.
Diamanti arati nei campi nel verde.

Oleandri. Peschi bianchi.
Poche parole calde                  tra noi due
tra gli albicocchi in fiore
al centro delle nebbie scintillanti del Nord
nel verde immenso dell’ultimo inverno

 «chi torna, chi parte è sempre all’inizio del viaggio»
«o alla fine interminabile.»      «No. All’inizio.»
 
come voci giunte nella conca da oltremare
per santità e spavento              «dove»?
               
«nel cuore inconfondibile  delle rose»


*


Noi due raccolti per la prima volta
nella luce stretta della camera
tra le persiane e l’armadio,
il suo viso bruciato dal sole
scoppiò a piangermi davanti come un bambino
le sue pupille come zolle di terra castana
si persero in fiumi d’acqua, in lampi
improvvisi d’infanzia
mentre mi guardava
stringendo una banconota viola nelle mani

«Tieni, ti serviranno per il grande viaggio»

e in quel momento per me fu come
se le pale chiare della misericordia
avessero mosso il vento in quella stanza,
mentre mio zio e i suoi cinquant’anni
piangevano semplicemente
colori d’arcobaleno tra i vetri delle finestre,
insegnandomi ad amare
le partenze, i ritorni,
il male incurabile,
il mare oltre.


*


da Cape Tribulation

...

Non ti ho mai conosciuta
so solo che esisti
ti aggiri col passo felpato di cristallo
per i corridoi lucidi degli ospedali
a volte arrivi inaspettata fendendo l’acqua azzurra
o come un ragno
sulle pareti appena verniciate di bianco
e con le mani ossute sfiori il collo dei pazienti
senza guardarli negli occhi ti avvicini al cuscino
recidi la linea del respiro senza complimenti


*


La linea di vetro nel fondo degli occhi
la linea di vetro sul fondo del mare
l’ultima aria nei polmoni regalata alle correnti al largo di Cape Trib
dove squali di scogliera s’aggirano silenziosi sui fondali
tra coralli arcobaleno e pesci blu limone
e mante nere scivolano leggere sui dorsi d’ossidiana
seguendo il flusso di correnti sottomarine
smeraldi d’aria e d’acqua seppelliti per sempre
nei fori delle tue palpebre
una bara azzurra e liquida liberata negli oceani
e tua figlia ancora aggrappata alla scaletta della nave
non vede più nessuno intorno
sente solo il vuoto scendere dentro di sé
e il mare nero salire e schiumare dentro
poi un vento di calma s’infila tra le vele bianche e gli scogli,
pettina i dorsi calmi di gabbiani ed aquile di mare.


*


da Altra neve



...


Al’alba i ricordi lampeggiano
come candele accese sull’acqua
la tua voce potente che mi chiama d’inverno

«spegni l’acqua del pozzo per favore»
          «tre o quattro granelli alla volta per seminare»
                  «quattro mesi di sole e pioggia per farli germogliare»

Il posto vuoto lasciato dagli stivali vuoti
col fango seccato sulle suole,
la moto coltivatrice ghiacciata in mezzo ai prati
a dissetare l’erba verdissima degli autunni
o anima benedetta, spirito dei campi
che cammini alla mia destra indossando
un cappello bruciato di sole
e il bianco profumato
tutto il bianco solenne dell’estate
dopo il sonno che consuma le forze
e la morfina leggera nelle vene
ora cade la neve bianchissima dai monti
scende sui nostri guardi perfetti
un’overdose di bellezza
e di candida neve