36.Roberto Rossi Precerutti

     L'intimità della luce

     immagine di Vals

     pagine 26

     dicembre 2008


Roberto Rossi Precerutti è nato l'8 giugno 1953 a Torino, dove vive,
da famiglia lombardo- piemontese di antica origine, i Rossi dalla Manta, al cui ramo fiorentino appartenne Ernesto Rossi, illustre figura dell'antifascismo italiano. Per i tipi dell'editore Crocetti, per il quale ha curato Le più belle poesie di Stéphane Mallarmé (1994) e Le più belle poesie di Arthur Rimbaud (1995), ha pubblicato le raccolte Una meccanica celeste (2000, Premio " Lorenzo Montano" 2001), Elogi di un disperso mattino (2003), Rovine del cielo (2005, Premio "Mondello" 2006; Premio "Camposampiero" 2006), Rose. Tre poesie per Luigi Lo Cascio e Desideria Rayner (2006), e l'antologia Torino Art Nouveau e Crepuscolare. Poeti e luoghi della poesia (2006). Tra gli altri libri di versi si ricordano Entrebescar (1982), Falso paesaggio (1984), Anagrammi (1988), Due elogi d'ermi e lago (1990), Musiche da cantar solo (1994), Stella del perdono (2002) e, presso il marchio parigino Chateau de Rosemonde, Come sonno dentro un nido di fiamme (2003) e  Sestina d'anima e stella (2004). Fa parte del comitato di redazione di "Poesia", che ha ospitato sue traduzioni dal provenzale antico, dal francese, dal catalano e dallo spagnolo. Su "Nuovi Argomenti" (n.7, Mondadori 1999) è apparsa la suite Lezione di Tenebre. Parte del suo più recente lavoro in versi è costituito dalla silloge Spose celesti (2006),  edita da Viennepierre, di cui condirige la collana "Il ghiaccio e la rosa". Per quest'ultimo editore ha curato l'antologia Poeti per Torino. Ha fondato (1980) e diretto le edizioni di poesia L'arzanà.






MANO CHE CHIUDE IL CIELO



Vedi, è tua la mano che chiude il cielo,
ma contro la frase vuota del fiume
che fora il cuore del tempo, quel lume
di semplice oro rotola dal velo

d'afa del mattino: ecco, si sfa il gelo
di verdi clausure o corti d'albume
e cocci di vetro come se un nume
cieco e inascoltato il lucido pelo

sfiorasse delle forti bestie azzurre
del sonno o la polvere mescolando
dei dimenticati alle foglie dure

formasse un gesto buio per condurre
l'anima al suo desco diviso quando
poveri fuochi rammenta d'alture.


*


FUOCHI, NON PER ABITARE IL TUO CUORE



Fuochi, non per abitare il tuo cuore
questa voce fulgidamente incide
la bianca parete del giorno, ride
nelle mani di cenere il colore

della rosa di sapienza, e il clamore
di una terra fedele che non vide
uccelli d'ombra e di morte divide
tra alte lame e sterpeti lo splendore

dell'annunzio, quel conseguito nome
che sgomenta e arde dentro il nero della
memoria vuole ancora una ferita

di vetro luminoso e miele, chiome
celesti dove l'acqua si cancella
degli occhi, e il vuoto è cieca, pura vita.


*


RISORTO



Chi è nato, verginalmente, soltanto
per guarire? una finestra crollata
sull'oro della serpe aggrovigliata
al suo ramo spezzato, il breve manto

di pietra che l'alba vince nel vanto
di una luce di metallo levata
sull'esilio dei dormienti o la grata
che chiude il germe inaudito, lo schianto

di ogni sillaba umana tra feroci
foglie, vorranno ancora un vento forte
e quel rumore insorto delle cose?

e la spinta del cielo, vive foci
che aprono i giardini, adesso una corte
d'ansia preme l'incendio delle rose.


*


PERCHE' CERCATE TRA I MORTI



Una notte arriva splendida e grande:
tragico il cielo, senza grinze come
parati d'altare le serre, e un nome
oscuro e sconosciuto in cuore - spande

il suo polline bianco su ghirlande
d'occhi, bocche elemosinate o chiome
di lode silenziosa e miele Andromeda…
le tempie colpevoli alzo alle ghiande

di misera sapienza, ammutolito
tra lacrime e fontane è il vecchio coro
di chi il sonno ha salvato dalla ruota

di sangue: arnie, foglie filate d'oro
nella pasqua d'issopo hanno smarrito
corone e voci per la pietra vuota.