32.Andrea Bianchetti

    Sparami amore di cera

     immagine alla chiara fonte

     pagine 80

     novembre 2007



Andrea Bianchetti (Milano, 1984) vive a Bellinzona in Svizzera, dove lavora come insegnante. È laureato in letteratura tedesca presso l’Università Cattolica di Milano e in letteratura italiana presso l’Istituto di Studi Italiani a Lugano. Nel 2007 ha pubblicato la raccolta poetica Sparami amore di cera (alla chiara fonte editore). Nel 2012 esce, sempre per alla chiara fonte editore, Estreme visioni di bianco. Nel 2013 pubblica (Locarno, Ana ed.) il poemetto in tre tempi
Carneficine, portato a teatro da Opera retablO. Nel 2015 ha vinto la borsa letteraria pro-helvetia con il suo nuovo progetto intitolato
Gratosoglio. Nel tempo libero si dedica allo studio dell’entomologia e delle percussioni.





Una costellazione di annaffiatoi
in testa.
Pozzanghere arrugginite formano
le mie calvizie;
scatolette di tonno vuote, ancora unte,
per occhiali;
penne, sì, penne asciutte e un po' di ragù
per mangiarti prima.


Disumanizzato. Si proprio così,
vorrei presentarmi senza comunicare,
senza vestiti, senza trucco, senza maschere,
senza cazzo, senza marmellate di pensieri,
senza, senza, senza, come attorcigliando
la mia pelle su di un ferro per maglie,
da mostrarti quello che ho sotto,
più sotto, più nascosto, più perverso.


*


Che raccolta questo settembre!
Tra i vigneti, dentiere senza denti d'oro, unghie pitturate
qualche parrucca malconcia e un paio d'occhiali senza una lente.
Quando si ha tempo e si scava un po' più giù, ecco apparire
gonne ancora in buono stato, collant lisi, qualche treccia,
uno o due spazzolini (merci rare),
una volta mezzo rotolo di carta igienica:
maree d'oggetti che parlano di me.


*


Me ne sto in silenzio davanti al nostro caffè,
seduti ad un bar, sotto una tenda d'aranci;
tu mi esplori, io che vorrei toccarti senza vestiti,
sfregarti, assaggiare il tuo ventre:
ma l'aria è gelida e ora siamo stanchi,
immobili di fronte ai nostri pensieri,
Koz soffia estenuante; ce ne fottiamo del futuro
che sporge inquieto dalle nostre mani dure di note,
bollenti d'amore.


*


Ora vado a letto,
stanco,
spossato, degente
demente:
sette ore di Televisione,
vivo quel niente
che mi rende protagonista.


*


Oggi sul mio palco mancherà un'attrice.
La più neutrale,
forse quella che il pubblico non vede,
l'attrice riservata al mio ruolo, al mio copione.
Non si presenterà alla mensa degli artisti,
non indosserà i vestiti di scena,
non calzerà le sue scarpette di lycra
con quei nastri delicati che le cingono le caviglie,
(tali a spaghetti su di lei?),
nessuno contesterà i miei passi sul palco,
nessuno riderà dei miei vestiti,
nessuno mi farà il verso,
per cui ora chiudi la porta dell'ufficio
e lasciami solo.