10. Antologia della durata, Flavio Moro

    Alti e bassi di una stella senz'arte né parte, 2003

    pag. 28

      immagine di copertina: Flavio Moro


COLLAGES (politico)


Poniamo il caso che un tizio   a testa nuda,   potesse    contemplar   con una lama   proprio a quest'uso destinata   in che modo una   zucca vaglia e pesa il brulichio   dei termini   tutto lo sciame   dei venti   che gli solletica le orecchie   dopo un aspro   tagliare il nostro sacco   Indubbiamente   è poi   tutta farina    l'uno sull'altro triangoli, quadrati,   folleggiano,   col mantello e   la barba.   Discorsi    vanno a catafascio da una statua senza voce   Ma che importa!   son sempre nelle nuvole   i macigni   e mill'altre meraviglie del genere


COLLAGE (dionisiaco)


Dunque, sul palcoscenico tutto è posticcio, non è altro che terra la commedia e potrebbe cascar dalle nuvole


ma una specie di nuova divinità   ovunque col suo sguardo spacca in quattro uno specchio si finge ora che non è mai esistita in alcun luogo che altro mostra una fronte e altro nasconde in giri e rigiri incessanti del suo  cervello ma il risultato   si annulla diverso in un punto qualunque   poiché non v'è luogo in cui non si veda la fronte   apriti cielo, che c'è dell'altro pendono innumerevoli pensatoi ne ho piene le tasche

Se poi qualcuno cercasse una qualche luna crederebbe di vedere uno sciame di mosche e di zanzare che rissano insidiano cadono e muoiono tuttavia un solo sguardo basterebbe a disingannarlo essendo scambievole la derisione conviene che ridano devo dirlo o tacerlo? Io intendo dimostrare il cielo che sono ch'è quando in tondo ora ch'è rotondo in quadro per terra e per mare ormai è tempo il ticchettio dei dadi reca scritto a chiare note che non c'era affatto bisogno di dirlo! ridiscendiamo sulla terra c'è da stabilire una differenza

Essi sono   caso per caso   i miei ergastoli, come se si trattasse   di un mosaico  ciò che li legò   nella pallida immagine degli attori che sostengono   la loro parte   su di un palcoscenico   di una fonte di noia

ed ora mutano le loro facce   Le spine dei cardi   si lascian   turbare dalle parole   più che dai fatti